Seminario Historia a Debate


Curso 2007-2008


Resumen

Roberto Greci
(Universidad de Parma, Italia)

"I nuovi orientamenti della medievistica italiana"

Resumen:

La storiografia italiana sul Medioevo ha subito, nel corso del Novecento, vari e importanti cambiamenti. All´inizio del secolo terminava la breve vita della "scuola economico-giuridica", che, guardando soprattutto alla storiografia tedesca, aveva introdotto forti innovazioni rispetto alla tradizione italiana ottocentesca. La fine di questa stagione, determinata dal giudizio negativo di Benedetto Croce, coincise con il prevalere della concezione idealistica della storia (forte anche durante il ventennio fascista) e dei suoi temi. L´eredità della scuola economico-giuridica, tuttavia, non era del tutto spenta; si fece sentire quando, dopo la seconda guerra mondiale, la cultura accademica italiana si aprì al dialogo con la storiografia straniera e, in particolare, con la storiografia francese.

Allora decollarono gli interessi rivolti al territorio, alla demografia, ai ceti subalterni, all alimentazione, alla cultura materiale e alla storia delle mentalità. Nacquero alla fine (anni
Settanta) nuove riviste, assolutamente inedite per il panorama scientifico italiano: ad esempio Archeologia medievale e Quaderni medievali, una rivista, quest ultima, da poco cessata, che per molti anni ha dato spazio a confronti con l´antropologia, a una seria riflessione sui medievalismi, sulla didattica del medioevo, sulla divulgazione storica.

Densa di conseguenze, in effetti, era stata, nel decennio precedente, la traduzione e l´ampia circolazione di opere di Bloch ("La società feudale" e l´"Apologia della storia") o di Duby (L´economia rurale dell?Europa medievale"). Va tuttavia sottolineato che l´interesse italiano per la storia agraria, sviluppatosi con forza proprio a partire da quel decennio, mostrava caratteristiche proprie e vantava illustri precedenti nella storiografia italiana del primo Novecento. Analogo discorso possiamo fare per la storia delle città, un filone storiografico che prosegue nel secondo Novecento, sicuramente arricchito dalla nuova dimensione della storia sociale, ma con radici risalenti a Carlo Cattaneo (1858), il quale aveva sottolineato l´importanza e la specificità del fenomeno cittadino nella storia d´Italia.

Insomma, nella storiografia italiana del secondo Novecento sembra di potere ravvisare, nonostante le forti trasformazioni, una prevalente continuità, un cauto spirito innovativo. La causa di tutto questo è da ricercarsi nel mai spento interesse per la storia politico-istituzionale, motivato a sua volta dalla singolarità, dalla ricchezza, dallo sperimentalismo delle vicende del potere nell´Italia medievale, dall´influsso che sulla storia politico-istituzionale ha esercitato un´illustre tradizione di studi storico-giuridici. Questo, alla fine, ci sembra un solido baricentro, non totalmente sovvertito dalle novità novecentesche e dalla crescente importanza della storia sociale.

Su questo fronte l?Italia del Nord ha prodotto studi e ricerche che hanno definito il senso nuovo della storia istituzionale e, quindi, politica. Una storia non più formalistica, una storia che guarda concretamente al potere, alla sua gestione, alle sue manifestazioni; che riesce a coniugare gli aspetti giuridici con gli interessi della geografia storica, della economia, dell?archeologia; un esempio emblematico è il tema dell?incastellamento colto nelle sue differenti declinazioni (Italia del Nord e Italia centrale) o quello delle istituzioni feudali e del loro rapporto con le istituzioni comunali: sono temi che consentono di superare le teorie genetiche delle istituzioni pubbliche a suo tempo elaborate in clima di scontro tra romanità e germanesimo o, ultimamente, di ridimensionare l´importanza della dimensione comunale nella storia d´Italia.

La storia politico-sociale dell´alto e del medio medioevo determina, in questa nuova versione, forme di collegamento con la storiografia rivolta agli Stati regionali del tardo medioevo e, potenzialmente, con quella del Sud Italia, che ha avuto sviluppi più lenti e appartati. Attardata sui consueti interessi per la nascita dello Stato e sul confronto con i più dinamici sviluppi del medioevo settentrionale, solo di recente ha superato il gap grazie a fortunati percorsi di storia economica, mediterranea, agraria, sociale. Ma anche il tradizionale interesse per le vicende dello Stato ha dimostrato capacità d´innovazione; ad esempio, gli studi sull´età normanna (Giornate normanno-sveve di Bari) indicano in quello stato un esperienza rivoluzionaria, paragonabile a quella delle città comunali del Nord. Quanto al rapporto tra le "due Italie" si tende a vedere non tanto una contrapposizione, quanto una omplementarietà.

Significativi sviluppi si sono registrati anche negli studi di storia della Chiesa. Grazie ad essi, in questi ultimi decenni, si è ampliata la nostra conoscenza delle istituzioni ecclesiastiche, delle loro fortissime interazioni con la storia sociale e politico-istituzionale (Settimane della Mendola). Ma questo settore appare, anche per altri aspetti, fortemente rivoluzionato. Pensiamo agli studi sulla santità, sul monachesimo, sugli ordini mendicanti, sulla religiosità femminile, e così via.

Nell´ultimo quarto del Novecento, quindi, possiamo affermare che la storiografia italiana si è decisamente convertita al sociale, pur rimanendo fortemente ancorata alla tradizione politico-istituzionale. Solo in questi ultimissimi anni, sotto la spinta di molte forze esterne (ulteriori influssi della storiografia francese e anglosassone, apertura internazionale dell?ambiente accademico anche in direzione iberica, sollecitazioni dell´editoria, richiesta di divulgazione e di nuove forme di didattica) il paradigma che si andava consolidando sembra soggetto a evidenti modificazioni: penso allo spazio sempre più ampio che gli specialisti riservano alla storia narrativa e alla biografia oppure ai tentativi di riproporre una nuova
storia politico-istituzionale attraverso l?analisi del linguaggio politico sulla scia della scuola di Cambridge.

 

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