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Resumen
Roberto Greci
(Universidad de Parma, Italia)
"I nuovi orientamenti della medievistica italiana"
Resumen:
La storiografia italiana sul Medioevo ha subito, nel corso del
Novecento, vari e importanti cambiamenti. All´inizio del secolo
terminava la breve vita della "scuola economico-giuridica", che,
guardando soprattutto alla storiografia tedesca, aveva introdotto
forti innovazioni rispetto alla tradizione italiana ottocentesca. La
fine di questa stagione, determinata dal giudizio negativo di
Benedetto Croce, coincise con il prevalere della concezione
idealistica della storia (forte anche durante il ventennio fascista)
e dei suoi temi. L´eredità della scuola economico-giuridica,
tuttavia, non era del tutto spenta; si fece sentire quando, dopo la
seconda guerra mondiale, la cultura accademica italiana si aprì al
dialogo con la storiografia straniera e, in particolare, con la
storiografia francese.
Allora decollarono gli interessi rivolti al territorio, alla
demografia, ai ceti subalterni, all alimentazione, alla cultura
materiale e alla storia delle mentalità. Nacquero alla fine (anni
Settanta) nuove riviste, assolutamente inedite per il panorama
scientifico italiano: ad esempio Archeologia medievale e Quaderni
medievali, una rivista, quest ultima, da poco cessata, che per molti
anni ha dato spazio a confronti con l´antropologia, a una seria
riflessione sui medievalismi, sulla didattica del medioevo, sulla
divulgazione storica.
Densa di conseguenze, in effetti, era stata, nel decennio
precedente, la traduzione e l´ampia circolazione di opere di Bloch
("La società feudale" e l´"Apologia della storia") o di Duby (L´economia
rurale dell?Europa medievale"). Va tuttavia sottolineato che
l´interesse italiano per la storia agraria, sviluppatosi con forza
proprio a partire da quel decennio, mostrava caratteristiche proprie
e vantava illustri precedenti nella storiografia italiana del primo
Novecento. Analogo discorso possiamo fare per la storia delle città,
un filone storiografico che prosegue nel secondo Novecento,
sicuramente arricchito dalla nuova dimensione della storia sociale,
ma con radici risalenti a Carlo Cattaneo (1858), il quale aveva
sottolineato
l´importanza e la specificità del fenomeno cittadino nella storia
d´Italia.
Insomma, nella storiografia italiana del secondo Novecento sembra di
potere ravvisare, nonostante le forti trasformazioni, una prevalente
continuità, un cauto spirito innovativo. La causa di tutto questo è
da ricercarsi nel mai spento interesse per la storia politico-istituzionale,
motivato a sua volta dalla singolarità, dalla ricchezza, dallo
sperimentalismo delle vicende del potere nell´Italia medievale,
dall´influsso che sulla storia politico-istituzionale ha esercitato
un´illustre tradizione di studi storico-giuridici. Questo, alla
fine, ci sembra un solido baricentro, non totalmente sovvertito
dalle novità novecentesche e dalla crescente importanza della storia
sociale.
Su questo fronte l?Italia del Nord ha prodotto studi e ricerche che
hanno definito il senso nuovo della storia istituzionale e, quindi,
politica. Una storia non più formalistica, una storia che guarda
concretamente al potere, alla sua gestione, alle sue manifestazioni;
che riesce a coniugare gli aspetti giuridici con gli interessi della
geografia storica, della economia, dell?archeologia; un esempio
emblematico è il tema dell?incastellamento colto nelle sue
differenti declinazioni (Italia del Nord e Italia centrale) o quello
delle istituzioni feudali e del loro rapporto con le istituzioni
comunali: sono temi che consentono di superare le teorie genetiche
delle istituzioni pubbliche a suo tempo elaborate in clima di
scontro tra romanità e germanesimo o, ultimamente, di ridimensionare
l´importanza della dimensione comunale nella storia d´Italia.
La storia politico-sociale dell´alto e del medio medioevo determina,
in questa nuova versione, forme di collegamento con la storiografia
rivolta agli Stati regionali del tardo medioevo e, potenzialmente,
con quella del Sud Italia, che ha avuto sviluppi più lenti e
appartati. Attardata sui consueti interessi per la nascita dello
Stato e sul confronto con i più dinamici sviluppi del medioevo
settentrionale, solo di recente ha superato il gap grazie a
fortunati percorsi di storia economica, mediterranea, agraria,
sociale. Ma anche il tradizionale interesse per le vicende dello
Stato ha dimostrato capacità d´innovazione; ad esempio, gli studi
sull´età normanna (Giornate normanno-sveve di Bari) indicano in
quello stato un esperienza rivoluzionaria, paragonabile a quella
delle città comunali del Nord. Quanto al rapporto tra le "due Italie"
si tende a vedere non tanto una contrapposizione, quanto una
omplementarietà.
Significativi sviluppi si sono registrati anche negli studi di
storia della Chiesa. Grazie ad essi, in questi ultimi decenni, si è
ampliata la nostra conoscenza delle istituzioni ecclesiastiche,
delle loro fortissime interazioni con la storia sociale e politico-istituzionale
(Settimane della Mendola). Ma questo settore appare, anche per altri
aspetti, fortemente rivoluzionato. Pensiamo agli studi sulla santità,
sul monachesimo, sugli ordini mendicanti, sulla religiosità
femminile, e così via.
Nell´ultimo quarto del Novecento, quindi, possiamo affermare che la
storiografia italiana si è decisamente convertita al sociale, pur
rimanendo fortemente ancorata alla tradizione politico-istituzionale.
Solo in questi ultimissimi anni, sotto la spinta di molte forze
esterne (ulteriori influssi della storiografia francese e
anglosassone, apertura internazionale dell?ambiente accademico anche
in direzione iberica, sollecitazioni dell´editoria, richiesta di
divulgazione e di nuove forme di didattica) il paradigma che si
andava consolidando sembra soggetto a evidenti modificazioni: penso
allo spazio sempre più ampio che gli specialisti riservano alla
storia narrativa e alla biografia oppure ai tentativi di riproporre
una nuova
storia politico-istituzionale attraverso l?analisi del linguaggio
politico sulla scia della scuola di Cambridge.
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