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24/9/04

1. HaD. Historia y cine 55

2. HI. Chávez 189

 4. HI. Academico asesinado


 

1. HaD. Historia y cine 55


Salve!

Vorrei provare a fornire qualche elemento di riflessione sul rapporto tra cinema e storia alla luce del caso italiano.

Come tutti ben sapete, in Italia il presidente del consiglio è anche il padrone di tutta la televisione, del cinema e della pubblicità. Dopo la vittoria del 2001 abbiamo assistito ad un cambiamento interessante nella proposta di prodotti cinetelevisivi che si proponevano di raccontare la storia, insieme ad un incremento della programmazione "culturale" che di storia parla attraverso la ricostruzione documentaria (quasi sempre con materiali d'epoca quando si occupa del '900). Al centro della questione si pone la storia passata e recente del mio paese. Il mondo romano, la cristianità, il XIX secolo con il "risorgimento" e soprattutto il fascismo, la guerra e la "resistenza".

Il governo poggia sull'alleanza con i neofascisti di Fini (AN) e gli etno-nazisti di Bossi (Lega). I primi (MSI-AN), per 60 anni ai margini della politica per loro scelta, coinvolti in stragi come Piazza Fontana o il treno Italicus, dopo il repentino ed improvviso cambiamento di Fiuggi (una località termale dove i 10 giorni il MSI è diventato AN), hanno un disperato bisogno di ridefinire il paradigma storico che sino ad oggi li ha rappresentati. Abbiamo assistito dunque (ed è solo l'inizio) ad una "revisione" serrata della storia per mezzo di fiction cinetelevisive (prodotti che spesso non escono neppure nelle sale cinematografiche o che sono realizzati da subito come film per la tv).Tentativi di ridimensionare il significato di chi ha combattuto a fianco dei nazisti durante la repubblica di Salò rispetto alle brigate partigiane di matrice socialcomunista e rilancio dell'orrore delle foibe istriane come bilanciamento per gli orrori di Auschwitz accomunati senza distinguo di nessun genere ai gulag sovietici.

I secondi (Lega), alla ricerca di una identità inesistente (il mito fasullo della Padania), che controllano un canale televisivo e hanno avviato la produzione di filmtv sui loro presunti eroi medievali o celtici (dopo l'episodio di Madrid il loro quotidiano, La Padania, è uscito con un titolo in spagnolo).

Al centro della programmazione l'ingombrante presenza del papa e del cattolicesimo.

Ovviamente NULLA che ricordi i roghi, i massacri (ad es. san Bartolomeo), il genocidio dei nativi dopo il 1492, le crociate, le menzogne millenarie, Giordano Bruno, l'etnocidio ancora oggi operato dai missionari sparsi per il mondo a vendere "verità". In Italia abbiamo visto invece i film su la storia di padre Pio (versione RAI e Fininvest), la storia di Giovanni XXIII (versione RAI e Fininvest), Maria Goretti (una "santa" di 11 anni del 1903), ricostruzioni "storiche" su Lourdes, Fatima, Francesco d'Assisi, sant'Antonio da Padova ecc. ecc.

Si è dunque riaperto, vivo più che mai, il dibattito che qui in Italia qualcuno sintetizza come "uso pubblico della storia".

Questo lascia intendere che vi sia un uso della storia da parte degli "addetti ai lavori" (gli storici di professione) di cui si dovrebbe presumere sempre l'onestà intellettuale e la correttezza scientifica. Intanto l'onestà intellettuale, almeno in Italia è più rara di un quadrifoglio in un giardino di Manhattan, poi la scientificità della storia è tutta da dimostrare (cfr. Feyerabend per un dibattito epistemologico). Il problema è la rappresentazione.

I nuovi mezzi, come qui è stato ampiamente ricordato, quali il cinema e la tv, consentono di "mettere in scena" la storia con effetti che, alla fine del XX secolo, si sono rivelati molto diversi da quanto si potesse prevedere 60 o 70 anni prima (penso ad esempio ad Adorno e Horkeimer).

Lo storico è stato messo a margine e il racconto della storia, per l'uomo di massa, passa attraverso altri canali, attraverso altre semplificazioni narrative. Il libro di scuola non ha più peso e se intervistiamo un giovane di 20 anni e gli chiediamo della Roma dei cesari, questi principalmente attinge al Gladiatore di R.Scott piuttosto che a Mommsen…

Tra breve uscirà un film su Achille (Troy di W.Petersen con Brad Pitt!! Sic!) e uno su Alessandro (Alexander di O.Stone), e l'immaginario collettivo su Greci e Persiani, con buona pace degli archeologi, sarà ridefinito secondo Hollywood, che ci piaccia o no.

Bene dunque parlare di storia e cinema come qui avviene. Bene porre questioni complesse e di carattere epistemologico, estetico o semplicemente filosofico. Sono d'accordo e condivido perché questo anch'io faccio di "professione".

Ma forse non è giunto il tempo in cui gli storici, gli antropologi e più in generale chi si occupa di scienze umane, si propongano di dare vita ad una loro Hollywood internazionale?

Se la storia portata sullo schermo è così importante, non è forse giunto il momento di rivedere la forma del saggio scritto? (che NON scompare ma è però affiancato da un prodotto di massa).

È possibile raccontare secondo le regole dello spettacolo una pagina che segua i protocolli scientifici condivisi attualmente dalla comunità degli storici?

Perché tra 10.000 film mainstream, a sfondo storico, citiamo sempre per il rigore "scientifico" Barry Lyndon di Kubrick e poco altro?

Credo che il primo passo verso una ridefinizione della storia debba avvenire nella formazione degli studenti nelle scuole e nelle università. È impensabile che si diventi storici senza conoscere i linguaggi (oltre la scrittura e le note a piè di pagina) che possano narrare la storia con lo stesso rigore intellettuale. La storia non è finita ma la capacità di restituire memoria collettiva passa altrove. Se lo storico si arrocca sulla torre della scienza può anche sopravvivere, ma somiglierà sempre di più ad una noiosa e vecchia Cassandra, senza alcuna capacità seduttiva per le nuove generazioni.

Un primo passo potrebbe essere quello di provare a impegnare gli studenti sulla scrittura alternativa del loro oggetto di studio. Ad esempio se uno studente si sta occupando della Francia di Vichy in un particolare aspetto, uno dei compiti durante l'anno accademico dovrebbe essere quello di "drammatizzare e spettacolarizzare" le vicende oggetto di studio senza cedere nulla al rigore scientifico. Il meglio di questi lavori potrebbe essere prodotto dalle università che entrerebbero così nel mercato (quantomeno del homevideo) oppure ciascuna università (oggi la tecnologia lo consente con costi minimi) potrebbe dotarsi di una sua rete televisiva locale e trasmettere queste produzioni in ambito territoriale e rinviare ad un network universitario satellitare internazionale una trasmissione globale (secondo i principi della comunicazione di internet).

Sono solo spunti di discussione e sassi nello stagno…

Mi fermo e vi saluto.

Carlo Pauer
università roma

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2.  HI. Chávez 189


A HaD

Quisiera expresar mis felicitaciones al pueblo venezolano por la lección de civismo y democracia que han dado al mundo en el recién concluido referéndum revocatorio y también por el triunfo del proyecto bolivariano que encabeza Hugo R Chávez Frías , una alternativa al neoliberalismo salvaje que se ha impuesto a la América Latina. Las políticas de choque de corte neoliberal no hacen más que generar una mayor exclusión social tras el manto de democracias que muy poco pueden hacer por paliar la pobreza de capas crecientes de la población.

Enhorabuena para Venezuela, la oposición más genuina podrá continuar colaborando con una democracia que implique una mayor justicia social para todos.

Atentamente

Jorge Renato Ibarra Guitart
Unión de Escritores y Artistas de Cuba (UNEAC)


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3.  HI. Academico asesinado


La academia se pronuncia

COMUNICADO DE REDUNIPAZ SOBRE EL ASESINATO DEL COLEGA ALFREDO CORREA DE ANDREIS

La Red de Universitarios por la Paz y la Convivencia, reunida en Bogotà, en sesión especial, condena de la manera más enérgica el asesinato en Barranquilla de nuestro colega y amigo ALFREDO CORREA DE ANDREIS, Profesor de las Universidades del Norte y Simón Bolívar y miembro de la Coordinación Nacional de REDUNIPAZ, crìmen cometido junto al de su escolta particular.

Alfredo Correa de Andreis había sido injustamente detenido, acusado del delito de rebelión, por la red de informantes que tantas injusticias ha provocado a miles de compatriotas víctimas de las redadas masivas. Sospechosamente es asesinado unas semanas después de haber sido irresponsablemente acusado por este delito.

Alfredo Correa fue un demócrata convencido, un académico consagrado y serio en su trabajo investigativo, docente y de extensión, teniendo una obsesión vital por estudiar y estimular la participación comunitaria como elemento central de la democracia. Pero por encima de todo, fue un hombre bueno, un universitario que siempre pensó en el bien de su país, en la formación de sus estudiantes, en contribuir con sus análisis a la mejor comprensión del país y la búsqueda de soluciones a problemas tan angustiosos como el del desplazamiento forzado.

Los asesinos de Alfredo Correa de Andreis cargarán con la culpa de la profunda injusticia de haberle quitado la vida a un inocente.

Los miembros de REDUNIPAZ nos preguntamos donde está la seguridad democrática y para quién es, porque el asesinato de Alfredo Correa nos deja una gran duda acerca de la tan publicitada seguridad democrática y al mismo tiempo pedimos al gobierno nacional de manera respetuosa pero enérgica, como ciudadanos y como académicos, menos publicidad y más hechos de protección para todos los colombianos.

Desde REDUNIPAZ seguiremos trabajando por la paz y la convivencia entre los colombianos, y la memoria de Alfredo Correa nos seguirá estimulando en este trabajo.

Nuestra solidaridad con la familia del escolta asesinado.

A Alba, esposa de Alfredo, y a su hija y demás familiares un abrazo fuerte y solidario con profundo dolor pero también con esperanza en el futuro, el futuro con el cual siempre soñó Alfredo Correa de Andreis.

Bogotà, 20 de septiembre de 2004

RED DE UNIVERSITARIOS POR LA PAZ Y LA CONVIVENCIA


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