Carlos Barros

[Università di Santiago di Compostela  - Historia a Debate]

 

La nuova storiografia e l’insegnamento della storia

[transcrizione, revisionata dall’autore, dalla videoconferenza tra l’università  di Santiago de Compostela  e

 l’ Istituto Tecnologico di Monterrey (Messico), 20-09-2002]

                                                             [traduzione di Irene Suarez]

 

PRESENTAZIONE

 

Melba Julia Ribera
Università Virtuale di Monterrey

 

Buongiorno ai colleghi invitati che mi accompagnano nella mia conferenza con Santiago di Compostela. Mi fa piacere salutarvi e ringraziarvi tutti. Un saluto a Carlos Barros che ci sta aspettando in collegamento e che ha accettato con gioia l’invito a spiegarci la nuova storiografia e l’insegnamento della storia.

 

Leggerò rapidamente un piccolo riassunto del CV del dott. Barros. È laureato alla Facoltà di Geografia e Storia dell’Università di Santiago di Compostela con specializzazione in Storia Medioevale. Ha concluso il suo dottorato in Spagna presso la stessa Università con una tesi intitolata:  “Mentalidad y revuelta en la Galicia Irmandiña  (favorables y contrarios)” (“Mentalità e rivolta nella Galizia Irmandiña – favorevoli e contrari”).

Il nostro contatto con il dott. Barros è stato possibile attraverso un carissimo amico e collega.

Carlos Barros è il coordinatore del movimento HaD (Historia a Debate – Dibattere la Storia ) che riunisce più di 1.600 storici di 50 Paesi che discutono sullo stato attuale della Storia come disciplina dibattendo giorno per giorno attraverso un contesto di circolazione d’idee, di ricerche, di lavori. In questo senso  HaD ci permette, già da parecchio tempo, di conoscere tutte le sfide che deve affrontare la Storia come disciplina. All’inizio questi incontri si programmavano a Santiago di Compostela e adesso possiamo trovarli nella rete grazie ad uno sforzo sia d’integrazione, sia d’interazione. Il dott. Barros ci parlerà. Non mi resta altro che salutarlo e lasciarlo alla sua conferenza:

 

“LA NUOVA STORIOGRAFIA E L’INSEGNAMENTO DELLA STORIA”

 

Carlos Barros

Università di Santiago de Compostela - Coordinatore di Historia a Debate (Dibattere la Storia).

 

Melba, ti ringrazio per le tue parole. Saluti da Santiago de Compostela, Galizia, Spagna, ai docenti e alunni del programma “Modelli d’insegnamento per il XXI Secolo” dell’Università Virtuale dell’Istituto Tecnologico di Monterrey. E saluto gli alunni e docenti sparsi in Messico e America Latina dove ci siamo anche noi.  Sapete che la rete Historia a Debate si trova su entrambe le sponde dell’Atlantico. Oggi sono io a dover parlare per l’America Latina trovandomi in Europa e altre volte arrivano al Seminario HaD di Santiago di Compostela storici latinoamericani che parlano per la Spagna, per l’Europa ed il mondo.  

 

Nuova storiografia e nuova storia   

Volevo iniziare il mio intervento commentando il titolo che ho scelto in occasione di questa breve relazione. “La nuova storiografia e l’insegnamento della storia”. Sicuramente siete sorpresi perché non ho utilizzato la formula “nuova storia”. Succede che all’HaD preferiamo parlare di “nuova storiografia” quando ci riferiamo alle proposte della nostra rete accademica rivolte verso la scrittura della storia del XXI secolo. Perché?

 

In prima istanza perché vogliamo promuovere – e mettiamo in pratica – rapporti internazionali tra gli storici, molto diversi da quelli che si potevano fare durante i secoli scorsi (XIX e XX). Rapporti più globalizzati, in tempo reale e soprattutto e qui tra America ed Europa, tra il Nord ed il Sud e tra storici e professori di storia dell’università, della scuola media e della scuola elementare. Su quest’ultimo punto bisogna riconoscere che siamo piuttosto indietro giacché esiste una certa difficcoltà di comunicazione tra la ricerca e l’educazione storica e ci piacerebbe che questo “link” attraverso una video-conferenza, servisse ad incoraggiare una maggiore interrelazione tra ricercatori e docenti di storia, dentro e fuori della rete HaD.

 

In secondo luogo, parliamo di “nuova storiografia” al posto di “nuova storia” perché riteniamo di essere gli eredi critici delle nuove storie degli anni ’60 e ’70 esemplificate nelle grandi scuole dello XX Secolo: Annales

 

 

e materialismo storico. Nel nostro II Congresso del 1999 dicevamo, sul foglio della convocazione, che quando cambia la storia cambia anche la scrittura di essa e adesso aggiungerei che cambierà anche l’insegnamento della storia.  Indubbiamente la fine del XX Secolo e l’inizio del XXI Secolo suppongono enormi cambiamenti storici (e storiografici). Tra la caduta del Muro di Berlino e la caduta delle Twin Towers di New York abbiamo una svolta storica con risultati, fino ad oggi, incalcolabili. Il nostro problema più grande è sapere, soprattutto dopo l’ 11 settembre se andiamo avanti oppure indietro. La storia che si scrive e che s’insegna deve contribuire a risolvere in modo corretto l’enigma storico concepito dagli inconclusi cambiamenti del periodo 1989-2001.  Come ricercatori e educatori dobbiamo collaborare, nel campo della storia, in modo tale che da questa transizione storica se ne ricavi un futuro migliore per i nostri Paesi e rispettivi continenti, per tutta l’umanità.

 

Quale storia ricercare ed insegnare nel XXI secolo?

Ma, inoltriamoci verso l’obiettivo concreto di questa video-conferenza: l’insegnamento della storia. Quali proposte ed esperienze della rete accademica HaD possono diventare utili all’insegnamento della storia nel XXI Secolo? Sia in America che in Europa, perché oggi più che mai il mondo è uno: il mondo accademico, il mondo della storia, il mondo della storiografia. Vi parlerò rapidamente di cinque proposte, cinque idee che Historia a Debate ed il suo nuovo paradigma storiografico[1] possono apportare all’insegnamento della storia in questo nuovo secolo.

 

Storia nella rete

La prima proposta di Historia a Debate risulta ovvia: il lavoro in rete. Il lavoro in rete suppone un cambiamento radicale nelle regole di scambio accademico tra diversi colleghi, dipartimenti, facoltà, università e storiografie nazionali.  HaD già costituisce una comunità accademica digitale fatta da più di 2.000 storici che rappresentano oltre 50 Paesi (i gruppi più numerosi appartengono alla Spagna, l’Argentina, il Messico e gli USA)  di tutti i continenti abbonati alle nostre liste di posta elettronica e altri 30.000 che visitano mensilmente la nostra pagina web.  Come ha già detto la professoressa Ribera, dibattiamo, troviamo punti di convergenza e torniamo a discutere sulle alternative circa la scrittura e l’insegnamento - molto meno, è giusto riconoscerlo – della storia per il nuovo secolo, partendo dalle nostre esperienze come storici e professori di storia. 

 

Vogliamo approfittare dell’occasione che ci ha offerto l’Istituto Tecnologico di Monterrey per lanciare verso il Messico ed il mondo, attraverso l’HaD, la proposta di creare, voi stessi, una nuova comunità digitale sull’insegnamento della storia che la stessa HaD sosterrebbe. Diventa imprescindibile compensare e riorganizzare orizzontalmente l’insegnamento verticale della storia, impostato sul rapporto maestro-alunno, generando nuove comunità accademiche in tempo reale dove professori e alunni di qualsiasi specializzazione, Paese o continente, in uguaglianza di condizioni potranno discutere ed elaborare i propri modelli d’insegnamento per il mondo venturo.

 

Storia aperta  

La seconda esperienza che vi offriamo si potrebbe riassumere in una parola: tolleranza. Uno dei maggiori successi dell’HaD è il fatto di aver potuto superare gli atteggiamenti settari, la vecchia tendenza delle scuole storiografiche a rinchiudersi, all’immobilismo, ad assolutizzare le proprie posizioni. Mettiamo tutto in discussione, le nostre proposte sono aperte, l’alternativa storiografica che proponiamo si trova permanentemente in fase di costruzione. E questo compito non è facile se pensiamo al fatto d’essere ricercatori e professori di diversi ordini scolastici, Paesi e continenti senza calcolare le differenze tra professori e alunni. Abbiamo il diritto e l’obbligo di insegnare e di apprendere una storia diversa e plurale della nostra località, della nostra regione o nazione, del nostro continente oppure una storia universale - adesso si parla di mondiale o globale - e in ogni caso diversa e plurale.   

Rifiutiamo qualsiasi verità sulla storia presentata come “unica” senza per questo tralasciare le  rivendicazioni sui nostri pensieri, le nostre ricerche e l’insegnamento di certezze storiche. Prendiamo come esempio la Rivoluzione Francese, fatto storico di dimensioni internazionali. Certamente ci sono stati diversi punti di vista tra gli stessi agenti storici che l’ hanno provocato, tra la Rivoluzione e la Controrivoluzione, tra 1789 e 1793-94. E anche dopo: la storia della Rivoluzione Francese è stata scritta diversamente in ciascun momento storico, le scritture della storia sono figlie dei loro tempi e quando questi diventarono postmoderni si è arrivati anche a dire che la Rivoluzione Francese non era mai esistita.  La Rivoluzione Francese è esistita ma, la sua storia è diversa e plurale, nel suo momento storico, in ogni momento storiografico ed è questo che dobbiamo insegnare ai nostri alunni.

 

 

Storia con soggetto

La terza proposizione che vorremmo presentare al dibattito in questa comunità creata dall’Università Virtuale di Monterrey è, di conseguenza, che la storia è una scienza con soggetto ma sempre scienza. Pratichiamo e propugniamo una storia scientifica con un doppio soggetto: gli agenti storici che la rendono tale e noi storici che ricerchiamo, analizziamo e controlliamo in ogni momento giacché ogni tempo nuovo richiede il proprio punto di vista storiografico. Storia con soggetto ergo storia scientifica. Al primo punto del nostro Manifesto scriviamo che non siamo d’accordo né con Ranke e l’oggettivismo ingenuo della storia “così com’è stata”, né con il soggettivismo estremo della postmodernità che recita che la verità della storia non esiste più in là del linguaggio, del discorso e del racconto.

Tuttavia, abbiamo in sospeso il compito di attualizzare il nostro concetto di scienza nell’applicazione alla disciplina storica. Da tanto tempo, ormai, la parola scienza non è più sinonimo di verità assoluta per fisici, chimici o biologi... Sappiamo, da un secolo ad oggi, che il soggetto conoscitore influisce sull’oggetto: principio di indeterminazione di Heisenberg. Nonostante ciò, il positivismo storiografico non solo è sopravvissuto nel nostro seno ma si è anche rinforzato negli ultimi tempi. Per questo motivo bisogna difendere ancora e “fare” come insegnanti, una storia scientifica condizionata dal soggetto e dai suoi costesti e tempi senza cadere, ovviamente, nel relativismo estremo. 

 

Ma, ed il soggetto docente? Anche l’insegnante influisce sulla storia e sulle sue verità. Nell' HaD pensiamo che il docente non dovrebbe essere un elemento passivo nella trasmissione del sapere storico tra l’università e le scuole superiori e medie ma piuttosto un mediatore attivo - anzi interattivo - tra la storiografia odierna ed i soggetti storici del domani,giacché mentre nelle università si formano gli insegnanti e gli storici del futuro, nelle scuole si formano i cittadini che faranno la storia futura e che condizioneranno, senz’altro, la storiografia futura. Ma si pensi anche che ci sono i casi eccezionali, e per questo motivo più preziosi, dei professori di storia degli istituti e scuole che fanno ricerca sulla storia che insegnano.

 

Questa è la proposta della nuova storiografia, ingrandire la comunità accademica degli storici verso i professori della scuola superiore, stabilendo ponti e contatti orizzontali approfittando delle opportunità di Internet.

 

Da un altro punto di vista, che cosa ci hanno insegnato? Che cosa dice la storiografia tradizionale sulla funzione del docente? Quasi sempre c’insegna che il docente deve servire da tramite tra il potere ed i futuri agenti storici[2]. Tutto ciò ci pare restrittivo e soprattutto pericoloso per il futuro della nostra disciplina giacché presuppone l’oblio delle grandi maggioranze e per questo motivo rivendichiamo l’autonomia dello storico davanti alle grandi case editrici, davanti ai mass media e davanti al potere politico di ciascun momento. L’ Università, vista quale cinghia di trasmissione di questo o quel potere politico e/o mediatico oppure dei grandi poteri economici, perderebbe il suo motivo di esistere: produrre sapere in libertà, formare alunni e cittadini critici.

 

Una storia più globale

La quarta proposta che vogliamo presentare a questo consesso formato da storici e professori di storia “del nostro oggi, del nostro presente”, secondo anno del secondo millennio, è il bisogno di fare e di insegnare una storia più globale in duplice senso:  1) come storia mondiale/globale che la globalizzazione ha reso attuale, e che può rappresentare tutti i periodi storici da un punto di vista più internazionale, macronazionale, continentale e (2)  come storia integrale, sintetica, “totale” che il marxismo e le  “Annales” volevano e non seppero oppure non poterono fare. Il nuovo secolo della comunicazione ce lo chiede allo stesso tempo che lo rende possibile. La frammentazione della storia ha segnato il passo e così lo segneremo noi storici, se non riusciremo a de-frammentare la storia che si investiga e la storia che s’insegna.

 

Nel mondo globale in costruzione, noi storici non potremo frammentare la nostra disciplina ancora di più di quanto lo sia come chiedono i critici tradizionali o post-moderni del nuovo paradigma che noi proponiamo. Piuttosto dobbiamo invertire il processo di super-specializzazione stabilendo i contatti tra l’aspetto economico, quello sociale, politico e mentale, o tra la storia locale e quella nazionale, continentale e mondiale con l’obiettivo di raggiungere delle sintesi storiche che concorrano all’umanizzazione della storia globale del presente e del futuro, che ci aiutino a prendere una nuova coscienza di ciò che non possiamo spiegare: la storia nazionale senza il contesto mondiale. Possono spiegarsi le lotte per l’indipendenza delle repubbliche del Centro e del Sudamerica senza il rapporto dialettico con la metropoli spagnola? No. La comprensione critica del colonialismo tra Spagna e America Latina, tra America ed Europa diventa oggi indispensabile per poter capire i rapporti transatlantici presenti e proporre migliori futuri globali. Ugualmente non si deve analizzare e

 

insegnare oggi (XXI Secolo) la Storia Antica Romana o Greca, o il feudalesimo europeo da un punto di vista preferibilmente “nazionale” come ce l’hanno insegnata gli storici dei secoli della cosiddetta Età Contemporanea, nel quadro della storia e della storiografia di uno “Stato-Nazione”. A questo ci riferivamo prima quando parlavamo del cambiamento della storia attraverso un cambiamento della scrittura della storia oppure quando sottolineavamo le responsabilità del docente nell’educazione dei soggetti storici del presente e del futuro globale. 

 

Dobbiamo far convergere entrambe le dimensioni della nuova storia globale, mondiale e integrale con l’obiettivo di costruire una spiegazione storica più scientifica e più attuale. Come dobbiamo essere in grado di ricercare e di spiegare la storia locale e nazionale in un contesto mondiale,  così dobbiamo anche saper combinare nelle nostre ricerche e nei nostri insegnamenti concreti il soggetto individuale ed il soggetto collettivo, il ruolo storico, in un contesto sociale e politico, della gente comune e dei grandi uomini. Non si tratta di un obiettivo da desiderare ma “utopico”, come già si è detto, ma di qualcosa di possibile e urgente. Ad esempio, noi storici spagnoli soffriamo, da qualche anno a questa parte, della spiegazione della transizione spagnola fondata sul  ruolo che hanno giocato tre o quattro personaggi storici da parte di determinati mezzi di comunicazione, di istanze politiche oppure di storici tradizionali, che implicano una “falsificazione” riduzionista del passaggio della storia del nostro Paese dalla dittatura verso la democrazia. O siamo in grado di offrire e di divulgare un’interpretazione globale della transizione degli anni ’70 che includa i protagonisti collettivi, gli aspetti sociali, economici e mentali, il contesto internazionale, ecc. oppure falliremo come storici senza che neanche ci salvi il vecchio alibi intellettuale di una certa storiografia marxista e annaliste che proclamò ai quattro venti l’impossibilità di una storia totale. 

 

 

La Storia del nostro tempo

Per ultimo, vogliamo mettere in discussione, sulla base dei dieci anni d’esperienza dell' HaD, il recupero del carattere critico della storiografia e dell’insegnamento della storia che lungo gli anni ’80 e per la prima metà degli anni ’90, si è andato perdendo man mano che avanzavano nei consigli accademici i punti di vista neorankeani  [Ranke] e post-moderni, due lati della stessa moneta “non impegnata” e devitalizzante della storia che ricerca e che insegna.

 

Quando alla HaD parliamo di una nuova storiografia pensiamo, in conseguenza, ad una storiografia re-impegnata. Nel nuovo secolo che è appena iniziato l’Università non può rimanere al margine dei problemi del mondo: umanamente atroci sono quelli del Terzo Mondo, preoccupanti nel caso delle nuove guerre, terribili per il crescente fondamentalismo e il terrorrismo globali. La storia accademica non può rimanere lontana da questo nuovo mondo che si muove, cerca, domanda, soffre... E ancora meno la storia scritta e la storia che s’insegna. Diciamo sì, in conseguenza, ad una storia nuovamente impegnata anche se pensiamo ad un impegno diverso da quello degli anni ’60 e ’70, un impegno storiografico più (auto) critico e più professionale..

 

In questo modo, noi storici potremo conferire alle scienze sociali, al mondo della politica, al mondo dei movimenti sociali, la verità storica che conosciamo anche quando sia contraddittoria con la nostra ideologia o con il nostro impegno politico individuale (che non possono svilupparsi partendo da bugie storiche). Al di là di tutto ci deve essere la verità relativa ma vera che noi storici conosciamo in tutto ciò che è in questo periodo rilevante.

 

Parliamo di un nuovo tipo d’impegno storiografico: a) che possa rivendicare il ruolo della storia nelle scienze umane e sociali, nel sistema scolastico e nell’insieme della società; b) che non si riduca all’ambito locale o nazionale giacché oggi diventa imprescindibile spiegare e assumere la storia ed i problemi del mondo da ottiche che oltrepassino la visione del mondo da un luogo piccolo e regionale; c) che sia diverso da quello che praticavamo negli anni ’60 e ’70 con frequente determinismo semplice, meccanico ed economicistico ed ai fini prestabiliti per la storia. Noi, gli storici di mestiere e professori di storia, che sappiamo del divenire della società, della cultura, della politica, abbiamo veramente tanto da offrire al fine di informare il soggetto o i soggetti liberi della storia, affinché un altro mondo sia possibile, affinché un’altra università sia possibile, affinché un’altra storia sia possibile.

 

In sostanza, comprendere il presente attraverso l’analisi del passato e comprendere il passato attraverso l’analisi del presente, come dicevano Bloch e Febvre e le prime Annales. Anche a distanza di sei decenni della suddetta affermazione (Apologie pour l’histoire ou Métier d’historien), dobbiamo includere il presente ed il futuro come materia di lavoro dello storico: partendo dalla storia scritta è urgente analizzare il presente in sé stesso ed intravedere i futuri alternativi affinché tutti quelli che sono soggetti liberi della storia vissuta  possano scegliere il meglio per le future generazioni che formiamo nelle scuole ed università. Assumiamo tutti, ricercatori e docenti, di Europa ed America, che dobbiamo fare, pensare e insegnare la nuova storia del XXI Secolo. 

 

Ecco tutto e vi ringrazio.

 

DIBATTITO

 

DOMANDA (non si sente)

 

RISPOSTA (Carlos Barros):

Bene, ti ringrazio per le tue domande. Prima dicevo che nel XXI Secolo si capiva il tempo storico come un continuo passato-presente-futuro. La novità risiede nel fatto che il presente ci appare come un nuovo oggetto di ricerca storica, che chiamiamo Storia Immediata in HaD e altri l’hanno chiamata Storia del Tempo Presente, Storia Attuale o Storia Recente. Si tratta di un contributo imprescindibile che partendo dalla storia fa un tentativo di capire il mondo attuale e di un ampliamento “chiave” fino ad ora dell’ambito cronologico delle nostre ricerche. Come professori diventa essenziale la Storia Immediata: spiegare agli alunni che cosa sta succedendo intorno a noi da un punto di vista storico.

 

Inoltre il futuro comincia ad essere oggetto di ricerca storiografica anche se è meno frequente. Si dovrebbe includere nella ricerca e nell’insegnamento, la prospettiva storica anche se considero che su questo punto siamo piuttosto indietro e non sarà facile.  Così come i filosofi politici come  Francis Fukuyama o Samuel Huntington hanno elaborato, sulla base della storia, proposte di futuro quali “la fine della Storia” oppure “lo scontro tra le civiltà”, noi storici con una maggiore conoscenza dei dati storici dovremmo sviluppare una maggior capacità mirata a “pensare” il futuro collaborando con l'insieme della società, con l’insieme delle scienze sociali.  Durante il mio intervento dicevo che possiamo intravedere futuri alternativi partendo dalla storia ma solo se potremo applicare un concetto diverso di tempo storico mettendo sullo stesso livello il passato, il presente ed il futuro. Quindi, se saremo in grado di pensare la storia con tutte le sue conseguenze. 

 

 

DOMANDA (non si sente)

 

RISPOSTA  (Carlos Barros):

Con riferimento alla domanda sul costruttivismo in Storia e nell’insegnamento della Storia io ripeterei una frase che utilizziamo con frequenza all’HaD: lo storico costruisce la storia nello stesso tempo che la scopre ma anche questa frase potrebbe essere rovesciata: lo storico scopre la storia nello stesso tempo che la costruisce. Potremmo applicare, in una certa misura, la stessa definizione al nostro lavoro come docenti giacché insegniamo la storia e nello stesso tempo collaboriamo alla costruzione di essa. Questo non è il caso del professore tradizionale che compone il proprio lavoro sulle attività mnemoniche per trasmettere le conoscenze sul passato - e il presente - senza farle passare attraverso il filtro della critica. Dobbiamo cooperare al recupero del miglior aspetto della nostra tradizione pedagogica e storiografica con gli occhi verso il futuro.  Vorrei finire questa risposta con un appello finale. Quando noi parliamo di costruire la storia come ricercatori e di costruirla come docenti, torniamo sull’argomento centrale sulla collaborazione che dovrebbe esistere tra storiografia e pedagogia, tra ricerca e insegnamento, tra università e insegnamento superiore e medio.  Bisogna riconoscere autocriticamente che nell’insegnamento elementare e medio i colleghi hanno, per bisogno e tradizione, una maggiore inquietudine verso la didattica ed esperienza pedagogica che non abbiamo all’università. Quindi ripeto adesso, come l’ho già fatto durante il mio intervento, la nostra disposizione a favorire la cooperazione, di cui abbiamo bisogno, tra il maestro di scuola di qualsiasi montagna del sudovest messicano, ad esempio, e l’università europea che oggi rappresento in questo contatto digitale con voi. Mi auguro che potremo farlo.

 

DOMANDA:  Perché diventa importante che un professore, ad esempio di storia del diritto, abbia delle conoscenze sulla storia, la storiografia e la teoria della storia?

RISPOSTA: (Carlos Barros):

Si, io penso che quella conoscenza sia imprescindibile non solo per un professore che arriva da un’altra disciplina ma anche per tutti i professori formati nella storia. Il docente deve e può conoscere i particolari della storia che insegna anche per curiosità e per l’ambizione di diventare un buon professore.  Dobbiamo, quando insegniamo ai nostri alunni, anche a quelli piccoli, sapere il perché su ogni punto di vista, sul tema, sull’interpretazione che appare nei libri che facciamo studiare. Perché se l’insegnante non conosce, non sa la storia, difficilmente potrà comunicare una conoscenza storica; perché se l’insegnante non sa pensare la storia, difficilmente l’alunno imparerà a pensare la storia e ad agire come un soggetto libero, critico della

 

storia attuale. Un apprendimento critico della storia è persino possibile in quei Paesi dove  - cose che succedono in minore o maggior grado dappertutto - i professori sono vincolati, soprattutto a livello elementare e medio, ai testi ufficiali, più o meno obbligatori. Potrebbe persino diventare un buon pretesto. Se abbiamo un testo ufficiale per una materia storica, con delle intromissioni di tipo politico che “falsificano” la storia, la libertà d’insegnamento  - supponiamo un contesto democratico - permette allo storico l’analisi critica delle origini di questa o quella interpretazione allo stesso tempo che spiega il libro e ciò arricchisce molto gli alunni.  Per questo motivo pensiamo che il docente deve essere un soggetto attivo quando trasmette le conoscenze storiche e quindi deve conoscere quello che spiega, conoscere ciò che si trova nel retroscena, conoscere la metodologia e la storiografia, conoscere il motivo per il quale lo storico utilizza determinati concetti, determinati metodi, nel redigere quel sussidiario/manuale che, nella maggior parte dei casi l’alunno dovrà memorizzare per una prova di controllo. Anche trovandoci in una situazione simile noi possiamo salvaguardare il nostro onore professionale insegnando la materia storica in modo critico o autocritico. 

 

DOMANDA  (non si sente): 

 

RISPOSTA (Carlos Barros):

La miglior risposta a questa domanda l’ha già data Bloch nel ’43 quando stava scrivendo ciò che è stato tradotto nell’ambito accademico latino come Introducción a la Historia (Introduzione alla Storia). Questo libro incompiuto fu scritto in condizioni difficili, senza l’aiuto della propria biblioteca, poco prima di morire fucilato in qualità di membro della resistenza contro l’occupazione nazista. Il testo inizia con una domanda fatta da un figlio al padre, storico: “Papá, a cosa serve la storia?” La risposta di M. Bloch fu: “A vivere meglio” ed io aggiungerei: “Ad una vita migliore per le future generazioni”. Si tratta di una risposta elementare, è incredibile che gli storici classici (o post-moderni), di tutte le età, ancora oggi si dimostrino esasperati davanti a questa questione. Quale, se non, la funzione dell’università? Tutte le scienze devono dimostrare la loro utilità sociale e culturale.  Non possiamo condividere tutto quello che si è detto durante tanto tempo su una storia che aveva una funzione strettamente erudita, lontana dal proprio presente. E chiamando in causa ancora Bloch, parte esenziale della nostra migliore tradizione storiografica, dobbiamo ricordare quel proverbio arabo che lui cita nell’ Introduzione:  “Lo storico assomiglia di più al proprio tempo che ai genitori”. Anche se in questo tempo scosso, transitorio che ci tocca vivere non è sufficiente vivere il presente come storici ma bensì, partendo dalla storia, seminare la speranza nel futuro. 

 

DOMANDA: Dall’ottica dello storico, nella pratica docente, non bisogna essere neutrale? Una neutralità ideologica? Quali responsabilità ha un maestro, viste dalla propria situazione sociale?

 

RISPOSTA (Carlos Barros)

Sinceramente, quest’atteggiamento della storia neutrale, della conoscenza scientifica neutrale, è un’idea fuori fuoco ai giorni nostri. Nessun sapere umano, scientifico o umanistico è neutrale. Viviamo e lavoriamo nel presente, coscientemente oppure incoscientemente proiettiamo i nostri valori, le nostre idee, i nostri vissuti in tutto ciò che facciamo e in ciò che ricerchiamo, dalla fisica all’antropologia. Qual è il nostro impegno incosciente? Bisogna scoprirlo anche se farà male. Quale dovrebbe essere il nostro impegno cosciente come insegnanti di storia? Insegnare ai nostri alunni a vivere quali soggetti storici attivi, collettivi e liberi, sia nell’ambito locale come nell’ambito nazionale, continentale o globale. Non è da poco questa nostra responsabilità come storici.

Imitando la migliore pedagogia del nostro tempo, dovremmo educare i nostri alunni ai valori storici - tanti di noi lo tentano e altri già lo fanno. Estrarre tutte le ricchezze storiche d’ogni località, d’ogni regione, d’ogni Paese, d’ogni continente, del mondo intero, in modo da costruire assieme ai nostri alunni, una coscienza patriottica non escludente ma includente, che non sia essenziale e autosufficiente ma bensì critica e autocritica il che vale a dire storica. È presente nella mia memoria l’esser passato davanti allo Zócalo del Distretto Federale in uno dei miei viaggi in Messico e trovare lì accampati un gruppo di nativi con uno striscione che recitava: “Anche noi siamo il Messico”. Voi lo sapete meglio di me: i nativi americani non occupano il ruolo che corrisponde loro nella storia del Messico né in quella dei Paesi Latinoamericani. A questo mi riferisco. Un patriottismo includente, un patriottismo globale che non produca né odio né guerre, che possa seminare nelle menti dei più giovani i valori della pace e della tolleranza, dell’impegno verso gli altri, verso chi soffre e soprattutto, farlo in conformità ad esempi storici rigorosi, propri ed altrui.  Questo rappresenta il nostro maggior impegno come docenti. Partendo dalla storia, dalla maggior professionalità, dal punto di vista dell’università che deve saper vivere il suo tempo senza per questo dover rinunciare alla funzione classica, già dal Medioevo, di essere “tempio del sapere”. 

 

Bene, ho tentato di dar risposta a tutte le vostre domande, non so se ne rimangono altre... Sono, come ho detto alla professoressa Melba Ribera, a vostra completa disposizione.

 

 

Melba Julia Ribera

Dottore, la ringrazio. Potrebbe pronunciare una conclusione?

 

Carlos Barros

 “Conclusione”... Fino a questo momento il rapporto tra la storia ricercata e la storia insegnata rappresentava un profilo unilaterale, predominando accademicamente la ricerca sull’insegnamento. Ora, la professoressa Melba l’ho ha detto, stiamo incalzando i ricercatori affinché ci diano degli elementi per insegnare la storia. Io vi propongo di riequilibrare questa situazione rendendola più interattiva e che voi, professori di storia della scuola elementare, media e superiore, ci aiutiate a trovare delle piste per poter ricercare meglio. Vi chiediamo, quindi, di partecipare alla nostra rete. HaD è una rete specializzata sulla metodologia storica, storiografica, sulla teoria della storia e sul rapporto tra lo storico e la società. Negli Atti del II Congresso HaD ci sono preziosi interventi dalla Spagna e dall’America Latina sull’insegnamento della storia che sottolineano l’importanza di tutto quello che abbiamo detto oggi qui: unire l’insegnamento alla storiografia. Ammetto che abbiamo un gran deficit. Esiste un vuoto che voi e i nostri insegnanti della scuola di base potete riempire. Si fanno già gli sforzi in questo senso.  Come arriva la storia ricercata alle aule di scuola? Come si guarda ciò che si ricerca e come si ricerca nelle università partendo dalle aule scolastiche? Non sono pochi i problemi che dovremo risolvere bilateralmente.

 

Quando all’inizio del mio intervento parlavo di rapporti più ugualitari e orizzontali tra professori e ricercatori, tra università e insegnamento non universitario, volevo anche dire questo: dobbiamo arricchirci reciprocamente partendo dalle differenti tappe del processo della conoscenza storica (che implica anche la loro diffusione). È possibile che i ricercatori non sappiano dei problemi che emergono nelle scuole nella trasmissione delle conoscenze, prodotto dalle loro ricerche? Parecchie volte, e non riusciamo neanche ad immaginare quante, siete voi stessi a dircelo pur sapendo che divulgazione e ricerca non sono sinonimi così come non lo sono insegnamento universitario ed insegnamento medio/superiore.  Altrimenti... cosa succede con le conoscenze che noi stessi generiamo? Arrivano dove dovrebbero arrivare? Devono arrivare a chi costruisce la storia, vale a dire tutti, ai popoli e non esclusivamente all’élite alla quale apparteniamo noi storici, gli universitari, i docenti. Bisogna insistere sui protagonismi collettivi davanti ad una storia ufficiale che dimentica oppure nasconde chi fa la storia. Noi non lo dovremmo permettere.... Siamo bravi professionisti e sappiamo che la storia ha tanti protagonisti, non è vero?

 

Questo è stato il nostro primo Seminario HaD in video-conferenza (potete trovarlo su ( www.h-debate.com). Vi ringrazio e che la storia vi accompagni.

Carlos Barros 

 



[1] Troverete più informazione su  www.cbarros.com; raccomando, inoltre, consultare le 18 proposte del Manifesto Storiografico dell’HaD, i dibattiti in corso, l’informazione sui convegni e l’indagine internazionale sulla situazione della nostra disciplina in  www.h-debate.com.

[2] La storiografia positivista, che ebbe la sua influenza sugli storici degli anni ’60 e ’70, recita che la storia deve essere neutrale ma, partendo da Ranke ha privilegiato il  rapporto con chi dirige le società, la politica e la cultura.